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Vedo che Msn, nella sua infinita bontà, ci concede un guestbook. Non mi piace ma è gratis, quindi lo uso.
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Le pagine scure - ovvero Dario De Seppo, passaggi di senso...la strada si attraversa meglio per mano, su tappeti di chitarre folk... 5/22/2009 Dietro casaE’ bello andare in giro. Da qualche tempo, grazie alle mie peregrine e irrisolte ricerche di studio e ai richiami del cuore, mi sono trovato a girare sulle strade del Monferrato. Ho visto posti magnifici, colline rudi, prati a perdita d’occhio, distese gialle di fiori, vecchie cascine piene di cose (cose vere), trattori, aironi, poeti, musicisti contadini, noccioli, suoni e silenzi, colori, filosofi e domande, cappelli, odori acri, papaveri, bombardini, rane, storie, e storie e storie… Poi qualche giorno fa mi è capitato di percorrere una piccola st Ma poi mi ricordo che la mia città, se percorsa lentamente a piedi, sa offrire scorci incredibili…e sbirciando da un cancello semiaperto scorgo un’aia in terra battuta in cui scorazzano le galline, come i limoni di Montale, in mezzo ai rumori del traffico, alle macchine, al cemento, allo stress. E allora sorrido quando penso a chi si affanna per l’ansia di viaggiare, e viaggiare ancora, andare lontano, e cerca sé stesso in Oriente, si emoziona per i pascoli irlandesi, nuota nei mari cristallini del Pacifico, sogni mondi fantastici… E non sa che dietro casa c’è il tesoro. 12/22/2008 Solo un sogno - ovvero il futuro della SinistraL’altra notte ho fatto un sogno strano. Sono a scuola, forse all’università. Seduti ai banchi con me ci sono vecchi amici, qualcuno non riconducibile a nessun conoscente in particolare, qualcuno che conosco e non vedo anche da molti anni. Entra il professore. E’ Walter Veltroni. Visibilmente stanco, camminando lentamente, va a posizionarsi in piedi tra la cattedra e la lavagna. Rimane immobile, ci fissa, non dice nulla. Tenta di aprire bocca, ma non escono parole, o perlomeno nulla di comprensibile. Noi stiamo ugualmente in silenzio, aspettando che dica qualcosa, ma lui niente. Poi riprende la borsa che aveva appoggiato sulla cattedra e se ne và. Noi tutti ci alziamo per seguirlo. Lui cammina, sempre lentamente, e come se fosse la guida di una museo ci porta in giro per la struttura, che è una scuola con grandi vetrate – ricorda quella del film “La classe”, recentemente uscito al cinema. Non c’è nulla di particolare da vedere, ma lui ogni tanto si ferma, fissa qualcosa, lo indica, sembra che voglia spiegare, ma in realtà non dice nulla. Noi tutti continuiamo a seguirlo, anche ad assecondarlo, e intanto iniziamo a parlare fra di noi. Arrivati in una stanza piuttosto grande, una volta entrati tutti, il professore esce da una porta e scompare. Noi, neanche troppo sorpresi,continuiamo a discutere fra di noi animatamente di molti argomenti. Non so esattamente cosa dicessimo, ma c’è voglia di scambiarci idee. Sono sicuro che si discutesse di futuro, ma non mi ricordo... 9/21/2008 Estate 2008 - ovvero qualcosa da ricordareSettembre come sempre arriva troppo presto e passa troppo in fretta perché si possa apprezzare. Prende alla sprovvista, noi che ancora ragioniamo come gli scolari, che l’anno vero inizia con l’autunno, non il primo gennaio come per i calendari e non in primavera come per gli animali. 7/17/2008 Riflessioni di mezza estate - ovvero Storie di rosse vite ballerineCerco di recuperare il filo sospeso dei discorsi vuoti dipanati fra queste pagine, ultimamente. 6/25/2008 Piccola Orchestra Popolare a Rivoli il 28 giugno + DdS AcBand a Villarbasse il 5 luglioDopo una giornata da regista, che mi ha visto sostituire sul set il latitante Fabrizio, nel primo giorno di riprese del suo corto L'uomo puntuale, e impegnato nello studio per un esame un pò ostico, vedo arrivare l'estate sull'onda della musica. Beccatevi perciò il solito manifestino pubblicitario dei prossimi appuntamenti...
Sabato 28 giugno, ore 21.00 a Rivoli, piazza Martiri: Piccola Orchestra Popolare Dopo alcuni mesi di prove, parte finalmente il mio nuovo progetto dal nome ancora provvisorio, che aprirà la rassegna rivolese Musica in Libertà. Proponiamo brani di musica tradizionale di varie culture (Puglia, Toscana, Yiddish, Balcani…), più alcuni pezzi d’autore ispirati alla musica popolare. Marta Pavia: voce, fisarmonica
Sabato 5 luglio alla Sportiva di Villarbasse, doppio concerto: - 20.45 Dario De Seppo Acoustic Band: l’ormai collaudata formazione (Dario Mimmo, Marta Pavia, Alessandro Beltrame e Giovanni D’accurso) vi proporrà come al solito canzoni d’autore italiane e brani originali - A seguire BuonaSorte: esordio della nuova cover band degli Stadio
Se poi non avete proprio niente da fare, vi ricordo che la Festa del Partito Democratico di Rivoli (ex Festa de L’Unità) si svolge dal 26 giugno al 13 luglio tutte le sere ai Giardini La Marmora, dietro piazza Aldo Moro. Vi segnalo in particolare venerdì 27 giugno e venerdì 4 luglio, serate danzanti con il duo Dario e Giovanna (liscio, commerciale, anni che furono…). Non tanto per noi, quanto per l’ottima cena che potrete gustare a prezzi popolari.
Spero di vedervi in almeno 4 di questi appuntamenti! 6/13/2008 Tour europeo - ovvero DdS AcBand in SloveniaDopo alcune ore di viaggio sulla Punto di Ale senza grandi intoppi, a parte la delegazione comunale che sparisce all’orizzonte entro i primi 10 secondi di autostrada (con tutti i miei strumenti), a parte la distrazione iniziale (dovuta forse all’orario improbabile) che ci ha indotto a ciccare l’uscita della tangenziale, e a parte la pioggia che ci ha accompagnato su tutta la tratta, un cappuccino penoso a Verona e un ingorgo di tir al casello di Venezia, verso l’ora di pranzo i Dario De Seppo Acoustic Band varcano il confine nei pressi di Trieste.
La Slovenia è per prima cosa fare benzina a prezzo superconveniente in una stazione di servizio con bagni pulitissimi. Poi è un’autostrada poco trafficata, che si stende fra i colli. E’ quieto l’acquerello verde che si scorge dai finestrini dell’auto, puntinato dalle gocce di pioggia. Qualche casa in costruzione. Così si presenta un giovane Paese in primavera.
Passando dalla capitale Ljubljana, raggiungiamo la città di Kranj alle 14.30 circa.
In Slovenia è la settimana dedicata all’Italia, e la città di Kranj, gemellata con Rivoli, ha organizzato un po’ di cose, tra cui il nostro concerto.
Siamo subito accolti da Spera (si scriverà così?), una simpatica ragazza che ci conduce al locale dove ci attendono il pranzo e il sound check. Infatti il tempo incerto e i piovaschi della mattinata hanno impedito che il nostro concerto avesse luogo in piazza come stabilito. Ma l’organizzazione ci ha messo a disposizione questo locale, il Dalì Galerije: posto simpatico, ispirato all’opera del famoso artista catalano, ben attrezzato ad ospitare concerti.
Il pranzo è al di sopra delle aspettative, mentre il sound check ci vede impegnati in improbabili acrobazie linguistiche per comunicare con i tecnici, che sapevano l’inglese più o meno come me. Però ho imparato che “chitarra” in sloveno si dice “chitara”.
Spira (si chiamerà così?) ci accompagna al nostro ostello, dove possiamo rilassarci un’oretta e farci belli per la serata. Marta, ovviamente, non ne ha bisogno.
Poi cena messicana e finalmente è ora di salire sul palco.
Purtroppo non c’è molta gente: oltre alla delegazione di Rivoli, ad esponenti del Comune di Kranj e a Shpira (si dirà così?), c’è qualche avventore incuriosito…un tedesco esclama “balalaika!” indicando il mio bouzouki. E’ proprio ora di iniziare.
Ovviamente è un concerto molto diverso dal solito: nessuno conosce noi, né i pezzi, né la nostra lingua. L’ambiente è tranquillo. Ale presenta il gruppo in inglese…e finalmente possiamo cominciare!
Durante la pausa Schpera (schperiamo…) ci fa i complimenti, ci offre da bere e ci comunica le reazioni del pubblico: il fotografo ha apprezzato, la nostra musica sarebbe perfetta per un viaggio estivo in auto. Sarà stato un complimento?
La pausa doveva servire ad aspettare che arrivasse più gente, invece quei pochi che c’erano se ne sono andati…ma un paio di tavoli fedeli sono rimasti ad ascoltare fino alla fine le canzoni dei nostri cantautori, il flauto di Gioino, la voce folk di Marta e poi le fisarmoniche, le chitarre…fino a un letto d’ostello semideserto. Che dormita…
La mattina successiva, dopo una colazione al succo d’ananas e un pacco di brioches da supermarket, siamo già in viaggio.
Stanchi, ma soddisfatti, torniamo a Rivoli per cena.
Esperienza molto positiva. Peccato che il tour europeo di Dario De Seppo Acoustic Band sia già finito…
5/29/2008 Piove - ovvero DdS AcBand in Piazza Martiri, sabato 31 ore 16.30Piove. Tra l'altro ho aggiunto un mio brano sul mio myspace... Mi hai insegnato, live al concerto del 29 febbraio a La Cantina. 4/30/2008 La pioggia di Maggio - ovvero l'anniversario di un incontroE' già passato un anno da quando, alla grigliata del Primo Maggio 2007, sotto la pergola dell'Orto, ho visto per la prima volta (dal vero), ho ascoltato (parlare e suonare) e conosciuto Marta, una ragazza incredibile che mi ha insegnato un sacco di parole, suoni e altre cose, per esempio che esiste davvero una donna in grado di adorare la mia insicurezza. Due settimane dopo abbiamo capito che la strada era più sicuro attraversarla per mano, così ce la siamo stretta e non ci siamo più lasciati...(e guarda un pò cosa scrivevo qualche giorno dopo...)
Le rendo ingiustamente omaggio con una strofa di una piccola canzone
...Ti ho incontrata che suonavi di rosso nascosta fra le foglie dell'Orto
e ti ho raccolta senza dire niente, rispondendo con un mantice gonfio di pioggia
di tutta quella pioggia di Maggio, ma a noi che cosa ce ne importa, riparati
sotto una tettoia di sguardi verdi, traballanti fisarmoniche e canzoni
sotto una tettoia di sguardi sinceri, bicchieri di nebbiolo e valzer contadini...
(da Mi hai insegnato, Anonimo Rivolese)
4/25/2008 25 aprile - ovvero Bella Ciao sotto censura25 aprile. E ormai tra la tendenza, l’aria che tira e i propositi del nuovo governo, sembra quasi che ci si debba vergognare a festeggiare la Liberazione dal Nazifascismo…e le solite cazzate pian piano diventano senso comune, che i partigiani erano tutti ladri, assassini e stupratori, che i fascisti tutto sommato…e la storia si deve rivedere, finchè all’antifascismo vengono conferiti tratti di violenza, confusa con quella del terrorismo, in un enorme calderone che mischia il rosso del sangue a quello delle bandiere.
Che casino. La sinistra comunista non esiste più in Italia…e non so se essere contento o dispiaciuto. Contento perché tutto sommato era una forza “conservatrice”, non al passo coi tempi, e buona solo per fare opposizione. Ma dispiaciuto perché finisce un’epoca, finisce una storia, perché il sistema politico ora è sbilanciato, visto che non c’è più una sinistra radicale a opporsi diametralmente a una destra che invece rimane fiorente, in tutte le sue componenti più o meno inquietanti (mafioimperocapitalista, ex missino\milifascitarista, neo meriodionalofobo\nazipadano\sediceltignorante). Intanto succede già che ad Alghero il sindaco di Centrodestra ha vietato alla banda di suonare Bella Ciao, perché sarebbe una canzone che divide…sì, divide i fascisti dai non fascisti, ed evidentemente questa contrapposizione non è ancora stata superata. 25 aprile. E Grillo proprio oggi organizza il suo V-day a Torino, quasi a fare concorrenza ai concerti per la Festa della Liberazione, che contemporaneamente si svolgono in piazza Castello. Che fastidio…Già per molta gente questa festa significa solo un ponte in più per andare al mare, i Tricolore appesi alle scuole fanno venire in mente solo i Mondiali del 2006, i valori della Resistenza sono cari solo più ai veterocomunisti (i 4 o 5 che sono rimasti)… e il rompiballe di turno organizza il suo giorno di autocelebrazione, con tanto di superospiti, giusto per confondere un po’ di più le idee. Molti miei amici andranno a sentirlo predicare, mentre io lo sopporto sempre meno. Ma cosa vuole, pure lui? Finora l’unico obiettivo concreto che ha realizzato è far prendere più voti a Di Pietro che a Bertinotti… 25 aprile….e questo è il fiore del partigiano, morto per la libertà…libertà…mi ricorda qualcosa…maledizione, e passi che da 15 anni non si può più incitare la Nazionale gridando Forza Italia, ma ‘sta storia del popolo delle libertà è veramente troppo!
3/10/2008 Cercando un RE - ovvero storie di un bouzouki capricciosoQuando avevo preso il mio bouzouki irlandese nero, il mio primo acquisto su e-bay, non avevo pensato a una questione fondamentale: le corde sono soggette a usura.
L’ho suonato continuamente per alcune settimane, come sempre entusiasta del mio nuovo strumento, per provarne tutte le doti acustiche (nei limiti della mia competenza tecnica sui cordofoni, acquisita per lo più su una chitarra classica da cinquantamila lire, nella celebre scuola di musica Spiagge & Gite Italiane). Finchè mi accorgo che, se le 8 corde metalliche, sottili e raggruppate in 4 coppie, mi hanno lacerato le estremità delle falangi, queste ultime si sono fatte valere nella lotta, rosicando lentamente il rivestimento di una delle due corde più spesse: il famigerato RE. Accortomi del guaio, dopo aver ampiamente maledetto il venditore dello strumento, che evidentemente non doveva essersi preoccupato di montarci su corde di qualità decente (ma in effetti è di regola), ho iniziato la mia ricerca. Come sempre, quando ho bisogno di accessori del settore, mi reco per prima cosa da Musica Più, l’unico negozio di strumenti rimasto a Rivoli. Il proprietario è simpatico, mi conosce e mi fa buoni prezzi. Oltretutto mi fornisce le corde per il mandolino, perciò perché non dovrebbe averle anche per il bouzouki? Non le aveva. Ma sfogliando il catalogo apprende che ne è fornita una delle aziende a cui aveva ordinato alcune cose, e che ancora non aveva effettuato la spedizione. Che fortuna! Mi fa il favore di chiamare e di inserire nell’ordine un set completo di corde (solo il Re era impensabile) per Irish Bouzouki. Trullo trullo me ne torno a casa, attendendo con pazienza di ricevere le corde. Dopo un paio di giri a vuoto, finalmente il set arriva. Di una marca sconosciuta (chissenefrega), lo pago il giusto (sui 7 euro, meno di una muta di corde per chitarra acustica), e felice mi accingo ad effettuare il cambio della corda maledetta. Arrivato a casa appoggio il liuto sul letto, e…con sorpresa mi accorgo che non mi ero preoccupato di un particolare piuttosto rilevante. Non ho mai cambiato corde a un bouzouki. E non so farlo. Che ci và, penseranno i miei amici chitarristi…sì, ma se sulla paletta mi trovo davanti normali bischeri, come quelli di una chitarra acustica, dall'altra parte la cordiera (il punto oltre il ponticello dove si fissano le corde alla cassa armonica) è un mistero: osservo con cura. Le altre corde si infilano (e spariscono) sotto una lastra metallica leggermente sollevata che và a congiungersi alla cassa, alla sua estremità inferiore. Beh, intanto tolgo il dannato Re (il che suona come un’abdicazione), e mi metto a osservare tanto la corda consumata, quanto quella nuova. Terminano con un’asola, un anello. Beh, non mi rimane che provare a infilare l’asola sotto la lastra metallica, alla cieca ricerca di un appiglio a cui fissarla…ovviamente non si trova. Ripeto la delirante operazione per alcune mezzore, provando anche a fissare preventivamente la corda all’altro lato, perché fosse più ferma, ma tutti i miei tentativi, coronati da orribili bestemmie e disdicevoli maledizioni lanciate verso ogni sorta di generazione di cordofoni, si rivelano vani. Finalmente il presunto miracolo. La corda sembra trovare un appiglio sicuro da entrambe le parti. Posso procedere al tiraggio per l’accordatura! Gira…tin…gira…tin…dai, forza, gira…ci siamo quasi…e…stack! Tragedia. Con enorme stupore e incredulità vedo il sottile cavo metallico penzolare inerte, con un’evidente spaccatura in un punto che preclude qualsiasi tentativo di recupero. Dopo svariati minuti di silenzio meditativo per riprendere coscienza, ricomincio a vomitare cascate di improperie gettando via il nuovo Re, deceduto prima di fare il suo lavoro. La muta di corde di un bouzouki è composta di 8 pezzi accoppiati due a due. Due coppie all’unisono e due all’ottava. Si fosse rotto il mi, o il la, avrei avuto a disposizione la gemella identica, ma si era rotto il Re, per cui mi avanzava una corda sottile la metà. Inutilizzabile all’uopo. Ora avevo un bouzouki mutilato, una muta con 7 corde di cui non sapevo che farmene, e due corde rotte. Idea. C’è un negozio in corso Regina a Torino che tratta strumenti etnici. Figurati se lì non hanno di questa roba. Ci vado. Chiuso. Ci torno. Ci trovo un ragazzo, evidentemente un commesso, che non sembra avere molta dimestichezza coi liuti etnici. Lo capisco subito, dopo avergli ampiamente spiegato il mio problema, e quando mi chiede "non hai provato a montarci una corda per chitarra classica?". Fingo di non aver sentito e insisto: voglio un Re per bouzouki. Il ragazzo, tutto sommato, è molto disponibile, e anzi, per ricredersi, è in grado di mostrarmi come si cambiano le corde. Era sufficiente tirar via la piastra metallica (con gran spiegamento di forze…il che mi preoccupava un po’ per eventuali traumi alla cassa armonica), ed ecco apparire in bella vista tutti i gancetti a cui comodamente assicurare il cappio. Ci siamo, penso. Il commesso inizia allora a cercare le corde richeste, ravanando affannosamente fra tutte le mute, finchè non trova finalmente le agognate corde per bouzouki. Anche sciolte!
Ora il dramma. Per chi non ha grandi conoscenze di etnoorganologia (non è grave, intendiamoci…), un bouzouki potrebbe essere qualcosa che si mangia, un mortaretto da guerriglia, o anche uno strumento musicale, tipico della tradizione greca. E infatti è così. Qualche appassionato di De Andrè lo ricorderà con piacere tra le braccia di Mauro Pagani, con il suono inconfondibile che caratterizza tutto l’album Creuza de mà. Ma ahimè, negli anni '60 lo strumento è stato portato nella tradizione irlandese e opportunamente modificato per adattarlo alle sonorità e alle modalità tipiche di quella musica: il risultato è che cambia leggermente la forma della cassa armonica (da bombata, tipo mandolino, diventa piatta) e l’accordatura. Ora, anche le corde che si montano su uno strumento greco sono diverse da quelle che si montano su un uno irlandese…perciò, per scrupolo, chiedo al commesso che tipo di corde siano quelle che stava per vendermi. E lui ovviamente non lo sa. Scandagliamo tutte le più piccole scritte che potevamo trovare sulla confezione, ma non c’era nessun accenno al tipo di strumento su cui andavano montate. Vabbè, penso, sarà indifferente… quando appare il proprietario dl negozio, che con sicurezza afferma che quelle corde siano per bouzouki greco. Le altre, ovviamente, le ha finite. Me ne torno a casa con la co(r)da fra le gambe e l’unica cosa che mi rimane da fare è far fruttare ciò che avevo appreso: recupero la corda consumata (ma tutto sommato intera) che avevo tolto, e fortunatamente non gettato, e la rimonto sullo strumento, come avevo visto fare. Quella corda, da tempo immemore, è ancora lì, vibrante. Torno in questo negozio almeno due volte, perché il proprietario mi aveva assicurato che le mute irlandesi erano in arrivo, ma nulla. Chiedo ancora a Rivoli, ma non conviene ordinare una muta solo per me. Mi reco in un altro negozio di musica di Torino, il più grande, credo, e vogliono vendermi un set a 24 euro (!?). Per bouzouki greco. Ultima speranza: internet. Ho acquistato su e-bay due mute D’Addario per Irish bouzouki a una dozzina di euro, spedizione compresa. Devono arrivare dagli Stati Uniti. Sono passate tre settimane e la cassetta delle lettere è vuota come un risuonatore di zucca. Intanto ci ho fatto già tre concerti, con quel Re sfilacciato…
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